Gianluca Sgherri

 

7 Aprile - 11 Maggio 2019

 

Con l’opera pittorica di Gianluca Sgherri le componenti dialettiche del fare pittura e dell’otticità si mescolano nella continuità di una pratica elaborata lentamente, meditata e quasi assoluta; ma è nella massima semplicità che qualcosa accade. Nella mostra da Surplace presenta due serie di lavori della sua ricerca recente, che pur differenti per clima e approccio, sia per impostazione formale sia per il racconto degli effetti visivi interni alla superficie stessa, sono collegate idealmente dalla stessa attitudine alla formalizzazione del fenomeno fisico dell’assorbimento. È la messa in pratica dell’esperienza del colore coinvolgente, come sostanza e valore, in rapporto con la sua forza luminosa nella costruzione di una forma. La sua grammatica compositiva mette in relazione armonica figure, visioni cromatiche e spazio immateriale. Sono difatti molte le suggestioni che l’opera mette in campo, anche se è un’unica luce quella che vediamo.

In una tipologia di lavori - dai titoli enigmatici ed evocativi, come Quando rinasco ho la più bella impressione oppure Eternal del 2018 - adotta la pratica dello sfumato, ricercando passaggi tonali e coloristici che rendono la superficie gassosa, quasi impalpabile, galassie di colore effervescente in cui l’occhio non trova appiglio, orizzonti a 360 gradi sull’infinito. 

Nell’altra serie - a cui appartengono ad esempio Diviso infinito o Vie di Marte del 2018 - grazie a un gioco minuzioso con trama e ordito, modula pregnanti superfici regolari, pattern flessibili, in cui, nei punti di tangenza degli intrecci fa scorgere punti luminosi e ancora linee eteree in superfici mai immobili. Si tratta di una pittura dove anche il tessuto materico della tela stessa, che dona un minimo movimento strutturale alla dimensione della visualità, ha una sua funzione nel caratterizzare il disegno finale.

 

Colore, luce, ombra, materia, atmosfera, minuzia, sono gli “a priori” della sua ricerca costante sull’immagine che costituisce la vera opera d’arte: la pittura per Sgherri è una narrazione silenziosa di un fare quasi rituale, che investe il corpo di una superficie concreta testimone di una temporalità sospesa, lenta, fatta di pazienza, dedizione e concentrazione, sensazioni che fanno parte della sua poetica e che emergono allo sguardo più attento. Il suo mondo è visto come sotto una lente di ingrandimento e la condizione per fruirlo è che lo sguardo sia in continua evoluzione, continuamente solleticato, in modo tale che nulla perduri e tutto scorra.

 

 

Luca Scarabelli